Massimo Falsaci

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Critico: Giuseppe Possa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Colori forti e vividi, una palette minimale, contrasti netti per far risaltare l’intensità degli sguardi. Con questa personale tecnica Falsaci, giovane e riservato artista piemontese, riproduce sulla tela gli sguardi che cattura con la macchina fotografica, volti che lo colpiscono per la loro espressività. Sulla tela Falsaci inonda i suoi soggetti con una luce intensa e allo stesso tempo candida quasi irreale, che li priva dei dettagli per lasciare emergere la loro interiorità. Lo si potrebbe paragonare ad Andy Warhol per l’affinità della tecnica, ma ciò che li differenzia totalmente è la chiave introspettiva con cui opera Falsaci: non si interessa di volti noti, di icone, bensì di sguardi che incrocia per caso e che lo attirano per i sentimenti e gli stati d’animo che trapelano. I suoi dipinti tanto essenziali quanto intensi ed espressivi ci dimostrano che con pochi elementi si può ancora ottenere molto, e molto ha ottenuto finora Falsaci approdando persino al Diesel Wall di Milano. Il tanto ambito muro di 360mq di fronte alle Colonne di San Lorenzo è stato messo a disposizione dell’artista cannobiese che ha conquistato la giuria tra più di mille partecipanti. Falsaci ha sfruttato il muro per sollevare una riflessione sul rapporto tra oriente e occidente: il viso di un bimbo orientale si affaccia curioso oltre il muro. Il bimbo è rappresentante della filosofia orientale, metafora dell’inizio, dell’alba di un nuovo giorno che segue il tramonto ad occidente, oltre il muro simbolo della barriera culturale e storica ancora presente tra questi due mondi. Alba e tramonto sono legati indissolubilmente in un ciclo continuo e lineare, due momenti che lasciano quotidianamente spazio l’uno all’altro, così si vorrebbe che fosse il rapporto tra oriente e occidente e il quesito di fronte al quale ci pone l’artista è “se l’oriente sia un obiettivo da raggiungere o un mercato da conquistare, il nuovo che avanza o la prossima frontiera, un legame o un vincolo”. Un’opera incisiva soprattutto in una città come Milano in cui la multietnicità è ormai l’elemento preponderante, che però non porta con sé l’adeguata integrazione e comprensione tra le diverse realtà. E noi della Camaver ci auguriamo che questo “Tramonto” sia solo l’alba per il giovane artista cannabiese.

Dott. Lara Sala

 


 

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