Silvana Pirazzi - Il Verbano e il Popolo dell'Ossola
Si chiude questo sabato 22 la mostra del pittore cannobiese Massimo Falsaci, aperta dallo scorso venerdì 14 a la Fabbrica di Villadossola.
Falsaci è un giovane talento del cromatismo, talvolta a metà tra pittura e stampa nell'ansia sperimentatrice, talaltra invece domando la tecnica pittorica tradizionale con pochi fendenti di una tavolozza ridotta alla gamma essenziale.
Le sue opere, ritratti, scorci metropolitani, uno sguardo di bimbo orientale, alternano perlopiù rossi lacca, gialli pieni e neri pece, su sfondi bianco luce, in cui i soggetti si immergono, sfumando le loro coordinate spaziotemporali, quand'anche non i contorni.
Così le forme si definiscono grazie all'accostamento dei colori puri, ed il risultato, suggestivo come mai, sfora nel geometrico espressionista.
Così è stato per "Al Sole" , il ritratto di Laura, conoscente dell'artista, colta mentre sorseggia una caffè nel patio di in bar, vincitore quest'estate del premio Musae, o per il volto di Giorgio Gaber, colto giudicato degno del primo posto all'omonimo concorso.
Falsaci nel tratto è un mago della sintesi, a metà tra la grafca ed il fumetto, con tutta la violenta efficacia della pop art sfrondata dal superfluo: pochi tratti dipingono più ancora che un volto, un carattere. E' il caso dello sguardo del bimbo che emerge da un muro, vincitore del Diesel Wall e epsosto per un mese come murale nel centro di Milano.
Falsaci domina perfettamente questa tecnica difficile, ammorbidendo accostamenti cromatici per natura violenti e ribelli nella rappresentazione della dolcezza di un volto di ragazza, o della passione di una coppia in "Intimità", o acuendone il contrasto per rivelare l'ironia del sorriso tagliente e beffardo di chi conosce la vita.
Per fare questo, occorre molta sensibilità, la stessa che Massimo dimosta nel dedicare alla cittadina che lo ospita un gentile omaggio: vedute fotografiche dei suoi scorci più belli, rielaborati a pittura, per un suggestivo effetto metafisico.
